Alla radice di chi siamo: i legami familiari

Aggiornato il: apr 1




Gutta cavat lapidem


"L'onestà ripaga sempre"; "Non c'è cosa più preziosa del bambino che è dentro di noi"; "Non mollare mai!"; "Impara a dire il tuo eccomi con semplicità e prontezza a chi ti sta accanto"; "In famiglia si può dire tutto!".


Questi sono solo alcuni esempi di insegnamenti che ciascuno di noi può aver ricevuto nel corso della propria vita, fin da quando eravamo bambini.


Gli insegnamenti. Parole profonde, vere e, a volte, anche molto dirette, che indicano la strada da percorrere, parole donate da chi ci precede nel cammino, da veri e propri maestri che divengono guide luminose per la nostra vita.


Parole che, soprattutto se ascoltate da bambini, non riusciamo subito a comprendere pienamente, ci suonano estranee, eppure, se ripetute con costanza e amore, agiscono come la goccia che, cadendo incessantemente sulla roccia, alla fine riesce a modellarla. Parole che divengono, così, preziosissimi insegnamenti, la chiave per superare quei momenti difficili che a volte la vita ci pone davanti.




Un film sui legami familiari: Elegia americana


A proposito di insegnamenti, non posso non parlarvi di un film che, anche se è stato molto criticato per diversi motivi, tuttavia, fa luce su uno degli aspetti più profondi che caratterizzano la famiglia dal punto di vista psicologico: il rapporto tra le generazioni.


Il tema dello scambio, di ciò che si dà, di ciò che si riceve e di come si ricambia.


Mi riferisco a Elegia Americana, un film che, in altre parole, cerca di sondare una delle domande più complesse delle storie familiari:


cosa farsene di ciò che si è ricevuto dalla propria famiglia, soprattutto laddove questa eredità è difficile, scomoda e magari porta con sé anche grandi sofferenze?

Forse qualcuno direbbe che basta dimenticare, ma siamo proprio sicuri che questa sia la soluzione migliore?



Eredità familiari: qualcosa da cancellare o da portare in salvo?


Dimenticare è quello che, per gran parte della sua vita, ha cercato di fare J.D. Vance, il protagonista del film, ponendo una distanza, non solo fisica, ma anche e soprattutto mentale tra sé e la propria famiglia d’origine, che è stata per lui causa di sofferenze e dolori. Come biasimarlo?


Ma come spesso accade, la realtà è più forte e ciò che è stato nascosto, o forse sarebbe più corretto dire rimosso, sotto il tappeto torna a far sentire la sua presenza, nell’attesa di trovare finalmente la sua giusta collocazione.


J.D. affronterà un vero e proprio viaggio, che, tuttavia, è prima di tutto interiore, un viaggio lungo e complesso tra i suoi ricordi e attraverso le sue radici che lo condurrà a ri-narrare in un modo del tutto nuovo la sua storia familiare e a scoprire, che, pur senza negare la sofferenza che c’è stata, è, tuttavia, possibile portare in salvo qualcosa di quei legami, di quelle radici.


Alla fine del lungo viaggio, infatti, J.D. non è più bloccato nella terra di nessuno, al contrario, riannodando i fili della propria esistenza come il tessitore che intreccia e collega, ha ricucito due mondi fino a quel momento separati e soprattutto ha capito che quelle profonde ferite che fanno parte della sua storia, non solo non possono, ma nemmeno devono essere cancellate, tuttavia, possono essere impreziosite, bonificate, riparate con l’oro.



E così arriva ad affermare che:


“Due volte ho avuto bisogno di essere salvato: la prima volta è stata mia nonna a salvarmi, la seconda mi hanno salvato i suoi insegnamenti. Il luogo da cui veniamo è chi siamo, ma scegliamo ogni giorno chi vogliamo diventare. La mia famiglia non è perfetta, ma mi ha reso ciò che sono e mi ha dato possibilità che loro non hanno mai avuto. Il mio futuro, qualunque sia, lo divideremo per sempre.”
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